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Il Green pass nei luoghi di lavoro: facciamo chiarezza

Green pass nei luoghi di lavoro. Il continuo aggiornarsi della normativa in merito alla sicurezza sanitaria nei luoghi di lavoro, accrescendo la confusione e lo smarrimento generali, può indurre in errori e in conseguenti sanzioni amministrative per il datore di lavoro e per i suoi dipendenti.

Abbiamo dunque deciso di riunire, in questo articolo, le FAQ più frequenti poste dai nostri clienti.

 

Un po’ di chiarezza: qual è la differenza tra Green pass base, rafforzato, e booster?

  • Il Green pass base si rilascia a seguito di vaccinazione, guarigione, o anche come conseguenza di tampone antigenico rapido (valido per 48 ore) o molecolare (valido per 72 ore) negativo.
  • Il GP rafforzato, o Super green pass, si rilascia a seguito della vaccinazione o della guarigione dalla malattia da Covid-19. Fino al 31 Gennaio 2022 ha una durata di 9 mesi, che verrà ridotta a 6 mesi a partire dal 1° febbraio 2022.
  • Il Green pass booster, invece, si rilascia alla somministrazione del richiamo vaccinale.

È possibile consultare le attività consentite con Green pass base e rafforzato, sulla tabella messa a disposizione dal Governo italiano.

Il Green pass booster, al momento, serve per accedere alle strutture residenziali, socio-assistenziali, socio-sanitarie e hospice.

IL GREEEN PASS NEI LUOGHI DI LAVORO

 

1) Fino a quando è in vigore la normativa che impone il Green pass nei luoghi di lavoro?

L’obbligo del Green pass (almeno “base”) nei luoghi di lavoro è previsto, attualmente, fino al 31 Marzo 2022. Termine dello stato di emergenza nazionale.

Per i lavoratori over 50, invece, dal 15 Febbraio fino al 15 Giugno 2022, l’accesso al luogo di lavoro è consentito solo in presenza di Green pass “rafforzato”.

 

2) Chi deve controllare?

Il responsabile del controllo dei lasciapassare è il datore di lavoro. Questo designa i suoi incaricati alla verifica del Green pass. Gli addetti devono essere investiti di nomina formale (un documento in cui ufficialmente il datore di lavoro delega un preposto al controllo; deve essere firmato da entrambe le parti). Se hai difficoltà a reperire un modello di delega adeguato, così come la documentazione annessa (regolamento da adottare, ad esempio), non esitare a contattarci.

 

3) Quali sono le modalità di controllo del Green pass?

Le verifiche del Green pass avvengono a mezzo di scan del QR Code del dipendente. È importante sottolineare che questa operazione deve avvenire nel rispetto della privacy. Nel caso in cui il lavoratore disponga di Green pass cartaceo, sarà cura del preposto invitarlo a piegare il documento e a mostrare solamente il QR Code necessario per lo scan. Il Governo italiano ha messo a disposizione l’app “Verifica C19, scaricabile su qualsiasi dispositivo da Appstore e Playstore. Tuttavia, è possibile avvalersi di altre App, a patto che rispettino la riservatezza dei dati e si limitino alla verifica del QR Code noi Vi consigliamo l’App elaborata da Connecta.

L’app C19 è stata aggiornata con le modalità di verifica “rafforzate” (es. utile dopo il 15 Febbraio nel caso di lavoratori over 50) e “booster”.

È inoltre possibile prevedere controlli automatizzati (es. verifica del Green pass contestuale alla rilevazione della presenza del lavoratore), con software integrativi scaricabili qui.

È altamente raccomandato verificare la validità del Green pass già al primo check-in in azienda del dipendente. I controlli devono avvenire su base giornaliera.

 

4) Ho un’azienda con molti dipendenti, devo controllare “a tappeto”?

No, è possibile verificare a campione, basta non scendere al di sotto del 20% dell’organico. È fondamentale, in questo caso, che i controlli randomizzati non avvengano sempre sui soliti dipendenti, ma che coprano gradualmente tutti i lavoratori.

 

5) Cosa succede se un dipendente si presenta a lavoro senza Green pass o con Green pass non valido?

Il lavoratore viene invitato ad allontanarsi dalla struttura e gli viene impedito l’accesso dal preposto. Il lavoratore è quindi considerato assente ingiustificato, senza diritto allo stipendio, fino all’eventuale successiva presentazione del Green pass. Nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta. Solito trattamento anche nel caso di rifiuto nell’esibizione del certificato da parte del lavoratore.

 

6) È possibile per il datore di lavoro verificare il possesso del Green pass con anticipo rispetto al momento previsto per l’accesso in sede da parte del lavoratore?

Sì. Nei casi di specifiche esigenze organizzative, i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni relative al mancato possesso del green pass con il preavviso necessario al datore di lavoro per soddisfare tali esigenze. Il limite delle 48 ore antecedenti l’entrata in servizio non è più previsto.

 

7) Cosa succede se il datore di lavoro accerta che il dipendente sia entrato in servizio, pur senza Green pass valido?

Nel caso in cui il lavoratore acceda al luogo di lavoro senza Green pass, il datore di lavoro o suo incaricato deve invitarlo a lasciare immediatamente il posto di lavoro, comunicare agli uffici competenti l’assenza ingiustificata, ed infine effettuare una segnalazione alla Prefettura ai fini dell’applicazione della sanzione amministrativa.

 

8) Come ci si deve comportare per l’accesso di utenti esterni?

Anche gli utenti esterni sono soggetti alla verifica del Green pass, nel momento in cui oltrepassano lo spazio dell’azienda (e non ne sono esonerati, pur nel caso gli spazi siano all’aperto).

 

9) Alcuni dei lavoratori e/o collaboratori della mia azienda vengono dall’estero. Come possono accedere sul luogo di lavoro?

Se i lavoratori provengono dall’UE, il Green pass rilasciato dalle autorità degli altri Stati membri “Digital EU Covid Certificate” è valido sul territorio italiano, e le verifiche avvengono agevolmente come con un qualsiasi lavoratore nazionale. Se i lavoratori sono extracomunitari, dipende dallo Stato di provenienza (e, se il certificato è di tipo vaccinale, la sua validità per lo Stato italiano dipende dal vaccino con cui è stata ottenuta l’immunità).

Con l’ordinanza del 29 luglio 2021 del Ministero della salute, le certificazioni rilasciate dalle autorità sanitarie del Canada, Giappone, Israele, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (compresi Gibilterra, Isola di Man, Isole del Canale e basi britanniche nell’isola di Cipro ed esclusi i territori non appartenenti al continente europeo) e Stati Uniti d’America, sono riconosciute come equivalenti a quelle dell’Unione Europea. Sono inoltre accettate le certificazioni emesse dalle autorità preposte di Stati terzi diversi dai sovra menzionati, purché redatte in lingua italiana, inglese, francese o spagnola; devono inoltre riportare i requisiti prescritti dalla presente circolare. Per gli spostamenti da/per l’estero, consigliamo di tenersi aggiornati sul sito dalla Farnesina, e di compilare questo semplice questionario, in modo tale da rimanere correttamente aggiornati sugli adempimenti richiesti.

 

10) Il Green pass è obbligatorio anche per gli spazi all’aperto dell’azienda?

Sì, il Green pass è obbligatorio anche negli spazi aperti dell’azienda.

 

11) Possono avvenire controlli in azienda per verificare il rispetto della normativa in materia di Green pass?

Sì, a mezzo delle ASL e dell’Ispettorato del Lavoro (come del resto, avveniva in precedenza per la verifica del rispetto di altre norme e prescrizioni). I controlli avverranno a campione.

 

12) Un lavoratore ha avuto un contatto stretto con un positivo. Come funziona la quarantena precauzionale?

La quarantena, a partire dal 1 Gennaio 2022, in determinati casi, non viene più associata al trattamento per malattia. Il titolare di Green pass rafforzato da oltre 4 mesi, viene infatti equiparato al non vaccinato, per quanto concerne il trattamento previdenziale. Il lavoratore che non può fare smart-working, dovrà ricorrere a ferie e permessi per non vedersi ridurre lo stipendio.
Qualora si tratti di lavoratore positivo al Covid-19 avrà diritto alla prestazione previdenziale corrispondente alla malattia, compensativa della perdita di guadagno, perché “temporaneamente incapace al lavoro”.
Il lavoratore positivo, sia sintomatico che asintomatico, è tenuto in linea generale a 10 giorni di quarantena e tampone finale negativo, con alcune deroghe: a 7 giorni se il soggetto ha completato il ciclo vaccinale da >120 giorni o ha fatto dose booster, con tampone finale negativo (o, se asintomatico da 3 giorni, effettua il tampone con risultato negativo).
Il mancato ri-finanziamento del fondo per le indennità di quarantena è affiancato, dunque, da nuove esenzioni dall’obbligo di quarantena. Se il lavoratore ha effettuato il “booster”, o ha completato la vaccinazione primaria/è guarito da infezione da Covid-19 nei 120 giorni precedenti, il contatto con un positivo impone solo il regime di autosorveglianza per 5 giorni. Con obbligo di indossare la mascherina Ffp2 per i 10 giorni dal contatto, e raccomanda l’effettuazione di un tampone solo in caso di sintomi. I titolari di Green pass rafforzato da oltre 4 mesi, invece, dovranno fare quarantena per soli 5 giorni ed effettuare un tampone al termine della stessa, ed indossare DP FFP2 per i 5 giorni successivi a decorrere dalla fine del periodo di quarantena.

 

13) Quali sono le sanzioni in cui il datore di lavoro e i dipendenti possono incorrere?

Il datore di lavoro può andare incontro ad una sanzione amministrativa dai € 400 ai € 1000. Per il dipendente invece si può arrivare sino ai € 1.500. Senza contare le sanzioni disciplinari correlate (sospensione dello stipendio, interdizione dall’accesso al luogo di lavoro sino a quando non si è titolari di Green pass valido etc.).

Per gli over 50 che non abbiano effettuato la vaccinazione entro il 31 Gennaio 2022, scatta la multa. Questa ammonta a € 100,00 a partire dal 1 Febbraio 2022.

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