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Composti cancerogeni e mutageni negli ambienti di lavoro

Si stima che, nei paesi industrializzati, circa il 4% dei decessi dovuti a neoplasie sia legato all’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni negli ambienti di lavoro. In Italia possiamo parlare di circa 6400 decessi all’anno attribuibili ad una patologia derivante dall’esposizione ad agenti cancerogeni presenti nell’attività lavorativa (fonte INAIL). Chiaramente l’incidenza di queste malattie varia a seconda del settore produttivo e della sede anatomica della neoplasia. Abbiamo quindi deciso di far chiarezza sul tema composti cancerogeni e mutageni negli ambienti di lavoro.

Se quasi sempre le etichette dei prodotti utilizzati forniscono immediata evidenza della cancerogenicità di una sostanza componente, non si può dire lo stesso per tutti quei processi e lavorazioni che producono intermedi. Nemmeno per quelle che rendono pericolosi materiali che altrimenti non riterremmo tali.

Portiamo due esempi significativi di questo aspetto della valutazione dei rischi, che hanno purtroppo rilevanza a livello sanitario e per le malattie del lavoro. Concentriamoci quindi su i fumi di saldatura e le polveri di legno duro come esempi di composti cancerogeni e mutageni negli ambienti di lavoro.

Fumi di saldatura

Le attività di saldatura (di metalli), nelle varie forme e tipologie esistenti, sono caratterizzate dall’aumento della temperatura fino alla fusione del metallo o della lega da saldare. Questo comporta l’esposizione a temperature dell’arco elettrico che possono abbondantemente superare le temperature di fusione delle leghe in questione (per l’acciaio 1300-1500°C) e raggiungere i 6000°C.

In queste condizioni, che variano a seconda del tipo di saldatura, si avviano numerose reazioni e cambi di stato fisico che coinvolgono tutti i componenti della lega metallica. Coinvolgono anche quelli dell’elettrodo eventualmente utilizzato o del materiale di apporto.

Per queste ragioni i fumi di saldatura possono contenere composti pericolosi in concentrazioni significative. Possono contenere composti del Cromo (VI), ossidi di Nichel, Manganese. Il particolato che costituisce il fumo è caratterizzato da grandezze di 0,01-0,1 micrometri. Possono quindi essere facilmente inalati, raggiungere anche i polmoni e col tempo trasmettere al flusso sanguigno i metalli che li costituiscono.

La pericolosità dei fumi di saldatura è nota da tempo e oltre a essere legata a irritazione e patologie generiche delle vie respiratorie (asma, ulcerazione delle mucose, etc), è caratterizzata da malattie del sistema nervoso. In particolare associate all’inalazione del Manganese, e all’insorgenza di tumore a gola e polmoni, in particolare legata al Cr (VI) e agli ossidi di Nichel.

Normativa di riferimento

Questi composti sono caratteristici delle saldature su acciaio inox.

In attuazione della direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro, in data 9 giugno 2020 è stato pubblicato il decreto legislativo n. 44, con il quale si sancisce una significativa riduzione del valore limite di esposizione professionale, con dosaggio pari a 0,005 mg/m3.

È previsto un periodo transitorio fino al 17 gennaio 2025, con dei valori limite di 0,010mg/m3 per tutti gli ambienti di lavoro e dei valori limite di 0,025mg/m3 i procedimenti di saldatura o taglio al plasma o analoghi procedimenti di lavorazione che producono fumi.

 

Polveri di legno

Altra lavorazione che comporta il rischio di esposizione ad agenti cancerogeni è la lavorazione del legno. In particolare del “legno duro”, qualora comporti l’inalazione di polveri.

L’allegato XLII del d.lgs. 81/2008 e s.m.i. inserisce “il lavoro comportante l’esposizione a polveri di legno duro” tra le attività che espongono ad agenti cancerogeni. La IARC, inoltre, ha classificato tali polveri nel Gruppo 1 (cancerogeni per l’uomo). Ad esse infatti è associato un aumento dell’occorrenza di tumori dei seni nasali e paranasali nei lavoratori esposti (fonte IARC Gruppo 1 – Vol.62, 100C-2012).

Il valore limite di esposizione professionale riferito alle 8 ore per le polveri di legno duro è attualmente 3 mg/m3 fino al 17 gennaio 2023, quale misura transitoria, che diventerà 2 mg/m3 successivamente a tale data.

Ma quali sono le essenze di legno duro? Non esiste una definizione univoca richiamata dalla legislazione, e il termine “duro” o “tenero” o “dolce” non fa riferimento in linea di massima alla durezza del materiale. Con buona approssimazione i legni duri derivano da latifoglie, i legni teneri (o dolci) da conifere.

 

Valutazione dell’esposizione a composti cancerogeni e mutageni negli ambienti di lavoro

Sia le polveri di legno duro che i fumi di saldatura rappresentano importanti aspetti da valutare dal punto di vista dell’esposizione dei lavoratori. Essi ricadono in contesti lavorativi diversi generalmente, ma l’approccio alla valutazione e ai successivi interventi è analogo. Per questo ne parliamo congiuntamente in questa sede.

Il D.Lgs 81/08 chiede di:

  • porre in atto tutte le misure previste per la riduzione dell’esposizione al valore più basso tecnicamente possibile;
  • rispettare i limiti di esposizione.

In linea di massima il rispetto della prima condizione è garanzia della seconda, l’approccio deve essere quello di fornire efficiente ed efficace aspirazione localizzata e sulle macchine.

Ai fini di individuare quali sono le situazioni lavorative più critiche, gli ambienti di lavoro sui quali concentrare gli interventi e come formare ed informare adeguatamente i lavoratori, è opportuno effettuare dei campionamenti d’area e personali per valutare le concentrazioni di esposizione.

Una volta messe in atto le misure preventive e protettive opportune sarà possibile individuare i lavoratori esposti o potenzialmente esposti. E in collaborazione con il medico competente, identificare il protocollo di sorveglianza sanitaria con relativo registro degli esposti.

 

Ing. Roberto De Marco

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